Perché la protesi di ginocchio
La decisione di sottoporsi a un intervento di artroprotesi al ginocchio, che sia parziale o totale, arriva solitamente dopo un lungo periodo di dolori persistenti e invalidanti, non più controllati dalle terapie conservative (modifiche dello stile di vita, dimagrimento, fisioterapia, farmaci, infiltrazioni) e che limitano fortemente le normali attività della vita quotidiana come fare la spesa, salire le scale e fare delle passeggiate. Dopo mesi o anni di dubbi e paure arriva il momento di affidarsi a un chirurgo ortopedico per poter tornare a una vita senza più convivere con il dolore, più libera e appagante.
I motivi per cui è necessario sottoporsi all’intervento di artroprotesi di ginocchio possono derivare da processi degenerativi della cartilagine articolare (il più comune è l’artrosi del ginocchio o gonartrosi), da forme infiammatorie autoimmuni (come l’artrite reumatoide) e da traumi passati che hanno interessato le strutture del ginocchio (come legamenti e cartilagine). Tutte queste condizioni possono danneggiare l’articolazione del ginocchio, che è una delle più utilizzate del nostro corpo.L’artroprotesi di ginocchio è una procedura chirurgica che consente di ripristinare la funzionalità articolare, alleviare il dolore nella maggior parte dei pazienti, migliorando la mobilità e permettendo la riduzione o la sospensione dei farmaci antidolorifici. Questo può trasformare enormemente la vita dei pazienti, facendo ritrovare loro l’autonomia e la libertà che avevano perso. Con il giusto supporto medico e un programma di riabilitazione protesi di ginocchio adeguato, i benefici possono durare a lungo: una buona protesi, ben impiantata e utilizzata correttamente, può superare i vent’anni di durata.

Le principali complicanze dell’artroprotesi di ginocchio
L’intervento di artroprotesi non è scevro da rischi e, come per qualsiasi procedura chirurgica, esistono delle complicanze della protesi del ginocchio. Conoscere e riportare queste complicanze è importante sia per il paziente, che diventa pienamente consapevole del percorso e di come curare al meglio la propria protesi, sia per il professionista sanitario che può così migliorare la qualità delle cure e la sicurezza del paziente.
Prima dell’intervento, il medico discuterà con il paziente ciascuno dei rischi e adotterà misure specifiche per evitare potenziali complicazioni. Le complicanze possono manifestarsi per diversi motivi e, nonostante l’attuazione di tutte le misure specifiche per prevenire eventuali criticità sia da parte del team chirurgico che del paziente, in una piccola percentuale di casi possono manifestarsi complicazioni durante l’intervento o nel periodo post-operatorio.
Fortunatamente, le complicanze gravi come l’infezione della protesi ginocchio si verificano in meno del 2% dei pazienti, mentre complicazioni più serie, come infarto o ictus, sono ancora più rare. Le malattie croniche come il diabete possono aumentare il rischio. Anche se rare, queste complicazioni possono prolungare o limitare il pieno recupero.
L’obiettivo di questo articolo non è spaventare il paziente che si appresta a iniziare il percorso di artroprotesi, o l’abbia già intrapreso, ma renderlo consapevole dei rischi seppur minimi che può incontrare. Una buona comprensione e l’aderenza alle raccomandazioni del chirurgo aiutano a contenere il rischio, seppur mai completamente azzerabile.

Entrambi i tipi di protesi – monocompartimentale (o parziale) e totale – con il tempo e in base all’evoluzione o meno della patologia, potrebbero necessitare di un re-intervento a causa del fallimento della procedura chirurgica o dell’insorgenza di alcune complicanze. La protesi monocompartimentale, ad esempio, potrebbe richiedere nel tempo un intervento di conversione in protesi totale, a causa della progressione della malattia artrosica ai compartimenti adiacenti a quello operato.
Infezione
Può verificarsi a carico della ferita o attorno alla protesi impiantata ed è una delle complicanze più serie, anche se rara. Può manifestarsi durante l’ospedalizzazione o dopo il ritorno a casa con gonfiore, rossore e calore. Alcuni fattori di rischio per lo sviluppo di infezione sono: pregressi interventi al ginocchio, obesità, diabete, infezioni in altre sedi e malattie del sistema immunitario. Le infezioni superficiali della ferita solitamente sono trattate con la terapia antibiotica, mentre quelle profonde possono richiedere interventi chirurgici di revisione protesi fino alla rimozione della protesi. In questi casi, la procedura di revisione spesso prevede due interventi separati, inserendo nell’articolazione un distanziatore costituito da cemento miscelato ad antibiotico, che verrà sostituito con un’altra protesi, dopo alcune settimane, in base alla risposta del paziente.
Problemi o usura delle componenti protesiche
La protesi, per funzionare correttamente, deve rimanere ben salda alle componenti ossee su cui è fissata. Durante l’intervento la protesi può essere cementata nella posizione desiderata oppure viene integrata per crescita dell’osso sulla superficie dell’impianto stesso. Nel tempo, tuttavia, può logorarsi, allentarsi o mobilizzarsi (mobilizzazione asettica).
Attività fisiche ad alto impatto, peso corporeo eccessivo e usura dei materiali della protesi possono contribuire alla mobilizzazione e al disallineamento delle componenti. Nei pazienti più giovani, il rischio di usura a lungo termine delle componenti è maggiore perché la loro aspettativa di vita può superare l’aspettativa di funzionamento della protesi stessa.In alcuni casi, minuscole particelle di polietilene possono distaccarsi e accumularsi nello spazio articolare, scatenando una reazione infiammatoria / immunitaria che determina il riassorbimento dell’osso sano attorno all’impianto (osteolisi) causando un allentamento o un’instabilità delle componenti protesiche.

Complicanze tromboemboliche
La formazione di coaguli di sangue nelle vene delle gambe è la complicanza più comune degli interventi chirurgici, artroprotesi compresa; se i coaguli migrano ai polmoni possono causare un’embolia polmonare. Per ridurre il rischio di complicanze tromboemboliche, l’ortopedico stabilisce un programma di prevenzione che include l’utilizzo di calze elastiche antitrombo, eparina e mobilizzazione precoce. In caso di eventi tromboembolici, si renderà necessaria una terapia anticoagulante più intensa.
Instabilità articolare
La maggior parte delle protesi è progettata per lavorare con i legamenti naturali del paziente; per questo, in caso di lesione legamentosa, l’impianto potrebbe non funzionare correttamente, determinando una sensazione di “cedimento” dell’articolazione. Se l’instabilità articolare non può essere trattata tramite mezzi conservativi come il potenziamento muscolare e la terapia fisica, è necessario un intervento di revisione.
Lesioni neurovascolari
Lesioni intraoperatorie ai nervi o ai vasi sanguigni intorno al ginocchio sono complicanze molto rare; possono causare problemi motori, alterazioni della sensibilità e sanguinamenti che richiedono una gestione chirurgica.

Fratture peri-protesiche
Si possono verificare delle lesioni dell’osso adiacente alle componenti protesiche che spesso richiedono un intervento di revisione. La revisione dipende dalla sede della frattura, dalla qualità dell’osso e dalle condizioni generali del paziente. Ad esempio, nei pazienti anziani con osso fragile può essere presa in considerazione la sostituzione della componente protesica nel segmento di osso fratturato con componenti protesiche più grandi e/o lunghe che bypassano il punto di presa della protesi stessa.
Rigidità articolare
La formazione di eccessivo tessuto cicatriziale può limitare la mobilità del ginocchio, soprattutto nel caso di pazienti con severa rigidità di protesi ginocchio prima dell’intervento. In questi casi è necessario valutare una “manipolazione in anestesia”. Questa procedura richiede la presenza di un anestesista che somministri farmaci sedativi e/o analgesici per sedare il paziente e inibire il dolore, garantendo la normale funzione respiratoria, mentre il chirurgo ortopedico esegue una mobilizzazione del ginocchio per rompere il tessuto cicatriziale in eccesso. Nei casi in cui la manovra non è efficace, si rende necessario un intervento chirurgico di revisione.
Dolore continuo
Un certo numero di pazienti continua ad avvertire dolore alla protesi dopo l’impianto, per cause talvolta difficili da individuare.

Difficoltà di guarigione della ferita
In alcuni pazienti la guarigione della cicatrice protesica al ginocchio risulta difficile e più lenta, specialmente in presenza di condizioni come l’obesità, il diabete e l’abitudine al fumo. In questi casi la terapia iperbarica, inserita in un contesto multidisciplinare, può rappresentare un’opzione per favorire la cura delle ferite difficili.
Allergie a componenti protesiche
Gli impianti protesici sono costituiti da leghe metalliche. In rari casi si possono verificare fenomeni di allergia nei confronti di questi elementi che possono provocare manifestazioni cliniche di diversa gravità.
Conclusioni
Non esistono procedure chirurgiche prive di rischi ma, fortunatamente, nel caso dell’artroprotesi di ginocchio le complicanze sono rare e trattabili con terapie adeguate.
Avere titubanze sull’intervento e provare timore riguardo le possibili complicanze è normale e legittimo, ma insieme al chirurgo queste paure possono essere affrontate con consapevolezza. Approfondire con il proprio ortopedico tutti i dubbi, le domande e le paure è essenziale per stabilire un rapporto di fiducia, comprendere al meglio l’iter ed essere parte attiva nel processo decisionale e terapeutico.

