Scopri tutto ciò da sapere sull’artrosi del ginocchio: sintomi, cause e rimedi
La gonartrosi, o artrosi del ginocchio, è una patologia degenerativa cronica che interessa una delle articolazioni più sollecitate del corpo umano. Si tratta di una condizione frequente, soprattutto con l’avanzare dell’età, che può determinare dolore, rigidità e progressiva riduzione della funzionalità articolare.
Comprendere che cos’è la gonartrosi, come si manifesta e quali sono le opzioni terapeutiche disponibili permette di affrontare la patologia in modo consapevole e realistico, evitando aspettative non appropriate e ritardi nel percorso di cura.

Sintomi e progressione della patologia
Nelle fasi iniziali, la gonartrosi può manifestarsi con un dolore intermittente al ginocchio, spesso correlato al carico o all’attività fisica. Il paziente riferisce fastidio durante la camminata prolungata, la salita o la discesa delle scale, oppure dopo periodi di inattività. Con il tempo, il dolore tende a diventare più frequente e può associarsi a rigidità articolare, soprattutto al mattino o dopo essere rimasti seduti a lungo.
Nelle fasi più avanzate, il dolore può comparire anche a riposo o durante la notte, con una progressiva limitazione delle attività quotidiane. La riduzione della mobilità del ginocchio incide sull’autonomia personale e può portare a una diminuzione dell’attività fisica complessiva, con ripercussioni sul benessere generale.
Va chiarito che l’intensità dei sintomi non sempre è proporzionale al grado di usura articolare visibile agli esami radiografici. Per questo motivo, la valutazione clinica riveste un ruolo centrale nella gestione della gonartrosi.
Che cos’è la gonartrosi?
La gonartrosi è una forma di osteoartrosi che colpisce l’articolazione del ginocchio. È caratterizzata da un progressivo deterioramento della cartilagine articolare, il tessuto che riveste le superfici ossee e consente movimenti fluidi e indolori.
Con il tempo, la cartilagine si assottiglia e perde la sua funzione protettiva. L’osso sottostante viene progressivamente esposto, determinando un aumento dell’attrito articolare, infiammazione locale e formazione di osteofiti (escrescenze ossee). Questi cambiamenti strutturali sono alla base del dolore e della riduzione della mobilità.
La gonartrosi è più frequente con l’avanzare dell’età e presenta una maggiore incidenza nel sesso femminile. Tra i principali fattori di rischio si riconoscono:
- sovrappeso e obesità
- pregressi traumi o interventi chirurgici al ginocchio
- alterazioni dell’asse dell’arto inferiore (varo o valgo)
- attività lavorative o sportive con sovraccarico articolare
- predisposizione individuale
La diagnosi si basa sull’anamnesi, sull’esame clinico e sugli esami di imaging, in particolare la radiografia del ginocchio sotto carico.

Indicazioni terapeutiche: quando intervenire e quando no
La gonartrosi è una patologia a evoluzione lenta e non sempre richiede un trattamento invasivo. L’indicazione terapeutica dipende principalmente da:
- intensità del dolore
- grado di limitazione funzionale
- risposta alle terapie conservative
- impatto sulla qualità di vita del paziente
In presenza di sintomi lievi o moderati, è indicato un approccio conservativo strutturato. Al contrario, quando il dolore è persistente e non controllabile con le terapie non chirurgiche, può essere necessario valutare opzioni terapeutiche più avanzate.
L’età anagrafica o il solo dato radiografico non rappresentano, da soli, criteri sufficienti per definire il trattamento.
La gestione della gonartrosi segue un approccio graduale, che privilegia inizialmente le soluzioni meno invasive. Il percorso terapeutico viene definito sulla base dell’intensità dei sintomi, del grado di limitazione funzionale e della risposta ai trattamenti già effettuati.
Approccio conservativo
Il trattamento conservativo rappresenta la prima linea nella gestione dell’artrosi del ginocchio. Comprende interventi non chirurgici e non farmacologici, tra cui l’educazione del paziente alla patologia e ai comportamenti utili a ridurre il sovraccarico articolare.
L’esercizio fisico finalizzato al rinforzo muscolare, al miglioramento della mobilità articolare e al mantenimento della funzione può ridurre l’impatto della patologia. L’attività fisica regolare, preferibilmente supervisionata da un fisioterapista, è associata a una riduzione del dolore e a un miglioramento della funzionalità articolare. Nei pazienti in sovrappeso, anche una riduzione ponderale del 5–10% può contribuire a diminuire il carico sul ginocchio e l’intensità dei sintomi.
All’interno dell’approccio conservativo rientrano anche le terapie fisiche strumentali e l’utilizzo di ausili ortopedici che possono favorire una migliore distribuzione dei carichi durante la deambulazione.
Terapia farmacologica
La terapia farmacologica ha come obiettivo il controllo del dolore e dell’infiammazione. I farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per uso topico rappresentano spesso la prima scelta, in quanto consentono un’azione locale con minori effetti collaterali sistemici.
In caso di dolore più intenso, possono essere utilizzati FANS per via orale, al dosaggio efficace più basso e per periodi limitati, valutando attentamente il profilo di sicurezza del paziente. In presenza di controindicazioni, possono essere presi in considerazione farmaci selettivi COX-2, con particolare attenzione al rischio cardiovascolare. Gli analgesici semplici, come il paracetamolo, possono trovare impiego nel dolore lieve o moderato, pur con un beneficio generalmente contenuto.
Va precisato che le terapie farmacologiche attualmente disponibili non modificano l’evoluzione della gonartrosi, ma agiscono esclusivamente sul controllo dei sintomi.

Infiltrazioni articolari
Le infiltrazioni intra-articolari rappresentano un’opzione terapeutica intermedia tra il trattamento farmacologico sistemico e la chirurgia. Le infiltrazioni di corticosteroidi possono ridurre rapidamente dolore e infiammazione, ma il beneficio è generalmente temporaneo e l’utilizzo ripetuto deve essere limitato.
La viscosupplementazione con acido ialuronico mira a migliorare temporaneamente la lubrificazione articolare; tuttavia le evidenze scientifiche disponibili mostrano risultati variabili in termini di beneficio clinico. Alcune linee guida internazionali non ne raccomandano l’uso routinario, mentre altre ne prevedono l’impiego in pazienti selezionati, suggerendo una valutazione individuale.
Negli ultimi anni hanno trovato crescente applicazione anche infiltrazioni con sostanze biologiche, in particolare il plasma ricco di piastrine (PRP). Si tratta di preparati autologhi che possono differire per concentrazione piastrinica, presenza o meno di leucociti e modalità di attivazione. Questa variabilità tecnica contribuisce all’eterogeneità dei risultati riportati in letteratura.
Le evidenze disponibili suggeriscono che il PRP possa offrire un beneficio clinico superiore rispetto all’acido ialuronico in termini di riduzione del dolore, soprattutto nelle forme di artrosi lieve o moderata; tuttavia, i risultati non sono uniformi e la mancanza di standardizzazione dei preparati rende difficile trarre conclusioni definitive. Nella pratica clinica, il PRP viene spesso considerato nei pazienti che non hanno ottenuto beneficio dalle terapie infiltrative tradizionali.
Un ulteriore ambito di ricerca riguarda i preparati cellulari autologhi derivati dal tessuto adiposo. Questo approccio prevede un prelievo mediante mini-liposuzione, risultando quindi più invasivo rispetto alle infiltrazioni tradizionali. I dati attualmente disponibili indicano un possibile beneficio più prolungato nel tempo in alcuni pazienti selezionati; tuttavia, anche in questo caso le evidenze sono ancora in evoluzione e non esistono raccomandazioni univoche nelle principali linee guida internazionali.
Questi trattamenti devono pertanto essere valutati caso per caso, tenendo conto del grado di artrosi, delle aspettative del paziente e dell’eventuale obiettivo di posticipare, quando clinicamente appropriato, un intervento chirurgico.
Trattamento chirurgico
La chirurgia rappresenta l’ultima opzione terapeutica nella gestione della gonartrosi e viene presa in considerazione quando il dolore e la limitazione funzionale persistono nonostante un adeguato trattamento conservativo.
L’intervento di riferimento è la protesi di ginocchio, che può essere totale o monocompartimentale, a seconda dell’estensione del danno articolare. Non esistono criteri assoluti di età o di peso corporeo: l’indicazione chirurgica si basa principalmente sull’intensità dei sintomi e sull’impatto funzionale riferito dal paziente.
Nei pazienti più giovani, quando possibile, si tende a posticipare l’intervento protesico, considerando la durata nel tempo dell’impianto e la possibilità di interventi di revisione. Nelle indicazioni appropriate, la chirurgia protesica consente una significativa riduzione del dolore e un miglioramento della funzione articolare, a fronte di un percorso riabilitativo post-operatorio strutturato.
Conclusioni
La gonartrosi è una patologia cronica che richiede un approccio graduale, personalizzato e basato su criteri clinici. Una diagnosi precoce e una gestione appropriata consentono di controllare i sintomi e rallentare la progressione della malattia.
Non esiste una soluzione unica valida per tutti i pazienti. La definizione del percorso terapeutico deve avvenire attraverso una valutazione specialistica, considerando le caratteristiche individuali, le esigenze funzionali e le aspettative realistiche.
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