FAQ

L’Ortopedico è un medico specializzato in Ortopedia e Traumatologia che si occupa della diagnosi e del trattamento, anche chirurgico, delle patologie dell’apparato locomotore. Il Fisiatra è un medico specializzato in riabilitazione e non esegue interventi chirurgici. Questi due professionisti spesso collaborano per offrire al paziente un percorso terapeutico completo, dalla diagnosi fino al recupero della mobilità.

È opportuno consultare un Ortopedico in presenza di un trauma acuto, di dolore articolare o muscolare che dura più di 2 settimane, in caso di limitazione della mobilità di un’articolazione o di sensazione di instabilità articolare. Una valutazione ortopedica tempestiva consente una diagnosi precoce e la definizione di una strategia terapeutica personalizzata, fondamentali per prevenire il peggioramento della sintomatologia ed evitare, quando possibile, il ricorso a trattamenti chirurgici invasivi.

Dopo la raccolta di informazioni sulla storia clinica del paziente (anamnesi personale e famigliare), l’Ortopedico esegue un esame obiettivo ed eventuali test per valutare la funzionalità di articolazioni e muscoli. Al termine della visita, rilascia un referto con la diagnosi o la richiesta di eventuali esami di approfondimento.

Alla prima visita ortopedica è importante portare con sé gli esiti di tutti gli esami diagnostici effettuati in precedenza (radiografie, ecografie, risonanza magnetica, TAC). È utile avere a disposizione anche l’elenco dei farmaci che vengono assunti quotidianamente.

L’artrosi è una patologia degenerativa caratterizzata dall’usura progressiva della cartilagine articolare. È molto frequente con l’avanzare dell’età, ma può anche essere secondaria a traumi, malformazioni anatomiche o sovraccarichi funzionali. I sintomi principali sono dolore, rigidità e riduzione della mobilità dell’articolazione colpita.

Si tratta di un approccio che si avvale di strategie non invasive, come le terapie farmacologiche, le infiltrazioni, la fisioterapia e l’utilizzo di tutori ortopedici. È il primo step per ridurre il dolore e ripristinare la funzionalità dell’articolazione, e in alcuni casi consente di evitare o rinviare il ricorso a un intervento chirurgico.

L’impianto di una protesi articolare di anca o di ginocchio si rende necessario in caso di artrosi avanzata, quando il dolore compromette lo svolgimento delle normali attività quotidiane e il trattamento conservativo non è più efficace. L’intervento prevede la sostituzione delle superfici articolari danneggiate con componenti artificiali in materiali biocompatibili.

Con la protesi monocompartimentale viene sostituito solo il compartimento danneggiato del ginocchio, preservando la parte sana. La protesi totale prevede invece la sostituzione dell’intera articolazione. La scelta della tipologia di protesi da impiantare viene effettuata dall’Ortopedico in base all’estensione del danno articolare.

La durata di una protesi varia in relazione al livello di attività del paziente e al tipo di impianto. La durata media è di 15-20 anni ma, grazie all’utilizzo di materiali più performanti e di tecniche chirurgiche sempre più precise, molte protesi moderne arrivano a superare anche i 20-25 anni di durata.

Dopo l’impianto di una protesi, per monitorare lo stato delle componenti protesiche e verificare l’assenza di complicanze a lungo termine, sono necessari controlli ortopedici e radiografici, in genere a 1 mese, 3 mesi e 1 anno dall’intervento. Sarà l’Ortopedico a stabilire il calendario degli esami e dei controlli successivi, in relazione al quadro clinico e alle esigenze di ogni paziente.

La revisione è un intervento chirurgico che prevede la rimozione delle componenti protesiche precedentemente impiantate, usurate o mobilizzate, e l’impianto di una nuova protesi. L’obiettivo dell’intervento di revisione è ripristinare la funzionalità dell’articolazione.

L’impianto di una protesi si rende necessario quando la spalla è gravemente compromessa da artrosi o gravi lesioni della cuffia dei rotatori, il dolore compromette lo svolgimento delle attività quotidiane, il sonno e la qualità di vita, e quando le terapie conservative non sono più efficaci.

Il termine lesione indica un danno al legamento di varia entità (anche lieve). La rottura del crociato indica invece una lesione grave, in cui le fibre del legamento sono interamente spezzate (lesione totale).

L’intervento non è sempre necessario: l’Ortopedico valuta l’opportunità di operare o meno in base all’entità del danno (lesione parziale o totale), alla stabilità del ginocchio, alla presenza di altre lesioni, alle richieste funzionali del paziente e alle sue aspettative, anche in termini di ritorno ad attività sportive ad alto impatto.

No. L’intervento si valuta principalmente in caso di lesioni meniscali di origine traumatica, in caso di blocchi articolari o quando le terapie conservative non sono efficaci. Le lesioni meniscali di natura degenerativa vengono spesso gestite in modo adeguato con approcci non invasivi (farmaci, infiltrazioni e fisioterapia). 

L’artroscopia è un intervento mininvasivo eseguito attraverso piccole incisioni, una telecamera e strumenti di precisione specifici. Viene utilizzata per la diagnosi e il trattamento di numerose patologie dell’articolazione del ginocchio.

Una riabilitazione preoperatoria per rinforzare i muscoli e migliorare la mobilità articolare aiuta a ridurre i tempi di recupero post-operatori. Una buona preparazione – anche attraverso una riduzione del peso, quando necessario – permette di affrontare al meglio l’operazione e massimizzare i risultati dell’intervento e del recupero.

In genere viene utilizzato un approccio multimodale, ossia la combinazione di farmaci e tecniche che agiscono con meccanismi diversi per ottimizzare il controllo del dolore, minimizzando al contempo gli effetti collaterali dei singoli principi attivi. Un controllo efficace del dolore postoperatorio è fondamentale per affrontare precocemente la riabilitazione.

I tempi di recupero variano in base al tipo di intervento: da alcune settimane per l’artroscopia di ginocchio o spalla, a 2-3 mesi per una protesi d’anca o ginocchio. Nel caso della ricostruzione del legamento crociato anteriore, i tempi di recupero arrivano a 6-9 mesi per il ritorno alla pratica sportiva. Si tratta comunque di tempistiche indicative, che variano in relazione a fattori soggettivi tra cui l’impegno e la costanza del paziente nel percorso riabilitativo.