Protesi d’anca: quando è necessaria la protesi?

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Scopri come risolvere il tuo dolore all’anca: sintomi, intervento e domande frequenti.

La protesi d’anca è uno degli interventi più efficaci della chirurgia ortopedica moderna. Consente di eliminare il dolore cronico, recuperare la mobilità e migliorare la qualità della vita in pazienti con artrosi avanzata o danni gravi dell’articolazione. Ma capire quando è davvero necessaria una protesi d’anca non è sempre semplice.

Molti pazienti arrivano alla visita ortopedica chiedendo: “È arrivato il momento di operarmi o posso ancora aspettare?” La risposta richiede una valutazione attenta di diversi fattori: sintomi, radiografie, risposta ai trattamenti conservativi e impatto sulla vita quotidiana.

L’intervento di protesi d’anca è indicato quando il dolore limita davvero la qualità della vita.

Quando serve la protesi d’anca

L’indicazione all’intervento si pone quando l’articolazione dell’anca è gravemente compromessa e non risponde più alle terapie non chirurgiche. In termini pratici, la protesi d’anca è necessaria quando:

  • Il dolore è costante, non solo durante il movimento ma anche a riposo o durante la notte.
  • La rigidità articolare limita azioni semplici come camminare, salire le scale o mettersi le scarpe.
  • Le radiografie mostrano una degenerazione avanzata con riduzione dello spazio articolare, osteofiti o deformazioni ossee.
  • I trattamenti conservativi (farmaci antinfiammatori, fisioterapia, infiltrazioni, perdita di peso) non garantiscono più miglioramenti.

L’obiettivo non è “arrivare all’intervento il più tardi possibile”, ma scegliere il momento giusto, quando la chirurgia può davvero restituire libertà e funzionalità.

Le principali patologie che portano all’intervento

Nella maggior parte dei casi, la protesi d’anca viene indicata per coxartrosi in fase avanzata, ma non è l’unica causa. Tra le condizioni che possono richiedere la sostituzione articolare troviamo:

  1. Artrosi primaria – legata al naturale invecchiamento e all’usura progressiva della cartilagine.
  2. Artrosi secondaria – conseguenza di traumi, fratture, displasia o alterazioni anatomiche che accelerano la degenerazione.
  3. Necrosi avascolare (osteonecrosi) della testa del femore – dovuta alla riduzione del flusso sanguigno, che porta al collasso osseo.
  4. Artrite reumatoide e artriti infiammatorie croniche, che danneggiano precocemente la cartilagine.
  5. Esiti post-traumatici o fratture gravi che rendono instabile o deformata l’articolazione.

In ognuna di queste situazioni, l’articolazione perde progressivamente la sua funzione fino a compromettere le normali attività quotidiane.

La coxartrosi è la causa più comune che porta alla necessità di una protesi d’anca.

I sintomi che indicano la necessità della protesi d’anca

I sintomi clinici sono spesso più significativi delle immagini radiografiche. Un paziente può avere una radiografia che evidenzia un’artrosi severa ma dolore modesto, o al contrario, un’artrosi moderata ma altamente invalidante. I segnali da non sottovalutare sono: dolore all’anca, all’inguine o alla coscia, presente anche di notte o a riposo, rigidità mattutina o dopo periodi di inattività, limitazione funzionale con difficoltà ad alzarsi da una sedia o infilarsi i pantaloni, zoppia o alterazione della postura, dovuta a ridotta mobilità o differenza di lunghezza degli arti.

Da non sottovalutare, poi, sono i rumori articolari o sensazione di attrito durante i movimenti. Quando il dolore influisce su sonno, umore e autonomia, è il momento di valutare seriamente l’intervento.

Prima di arrivare alla decisione chirurgica, la terapia conservativa è sempre la prima scelta. L’obiettivo è ridurre il dolore, migliorare la mobilità e ritardare la progressione dell’artrosi. Tra le opzioni disponibili rientrano la fisioterapia mirata, per rinforzare la muscolatura e mantenere la mobilità, le terapie fisiche come tecarterapia, laser e onde d’urto per ridurre infiammazione e dolore, i farmaci antinfiammatori o analgesici, sotto controllo medico.

Se nonostante un trattamento ben condotto il dolore persiste o peggiora, l’indicazione chirurgica diventa chiara.

La decisione di operarsi nasce dal dialogo tra paziente e ortopedico. Non si basa soltanto sulle immagini radiologiche, ma su un insieme di fattori: il grado di dolore, la limitazione funzionale, l’età, le condizioni generali e le aspettative del paziente.

Dolore, rigidità e difficoltà a camminare sono segnali che non vanno ignorati.

Cosa accade durante e dopo l’intervento

La protesi d’anca sostituisce le parti danneggiate dell’articolazione con componenti artificiali in lega di titanio, ceramica o polietilene. L’obiettivo è ripristinare l’allineamento, eliminare il dolore e consentire un movimento fluido.

Oggi la chirurgia utilizza tecniche mininvasive, che riducono il trauma dei tessuti e accelerano la ripresa post-operatoria. La durata media dell’operazione all’anca varia tra 60 e 90 minuti, e nella maggior parte dei casi il paziente può alzarsi in piedi già il giorno successivo all’operazione con l’aiuto del fisioterapista.

La ripresa della deambulazione è precoce. Nelle prime settimane è normale avvertire rigidità o dolore controllato dai farmaci, ma la mobilità migliora progressivamente. In media, la maggior parte dei pazienti torna a una vita autonoma in 4–6 settimane e può riprendere attività leggere entro 2–3 mesi.

Le moderne protesi dell’anca, grazie ai materiali innovativi e alle tecniche chirurgiche precise, hanno una longevità media di 20–25 anni. La durata dipende da diversi fattori: età, livello di attività fisica, peso corporeo e corretta riabilitazione.

Numerosi studi clinici hanno dimostrato che, nel lungo periodo, oltre il 90% dei pazienti operati mantiene un eccellente risultato funzionale e un netto miglioramento della qualità di vita. Il ritorno alle attività quotidiane, al lavoro e persino ad alcune attività sportive leggere (camminate, bici, nuoto) è possibile, purché con gradualità e sotto controllo medico.

FAQ intervento di protesi d’anca

Quando è il momento giusto per operarsi all’anca?
Quando il dolore è continuo e limita autonomia e sonno, e le terapie conservative non offrono più beneficio.

Il dolore sparirà completamente?
Nella maggior parte dei casi sì. L’obiettivo è eliminare il dolore meccanico e restituire una funzionalità articolare naturale.

Quanto tempo dura la riabilitazione dopo la protesi d’anca?
Le prime settimane sono dedicate al recupero del movimento e alla deambulazione. Il recupero completo si raggiunge in 3–6 mesi.

La gamba sarà più lunga o più corta dopo l’intervento?
Può esserci una leggera differenza temporanea, che tende a riequilibrarsi con la riabilitazione.

Potrò tornare a fare sport?
Sì, con cautela. Sono raccomandate attività a basso impatto come nuoto, cyclette, cammino e ginnastica dolce.

La sostituzione protesica non restituisce solo un’articolazione nuova, ma ridona libertà e indipendenza. I principali benefici clinici sono:

  • Eliminazione del dolore cronico e miglioramento del sonno.
  • Recupero della mobilità articolare e della capacità di camminare senza limitazioni.
  • Correzione della postura e della zoppia.
  • Ritorno a una vita attiva, con possibilità di svolgere attività lavorative e sociali senza restrizioni.

Questi risultati, combinati a un percorso di riabilitazione ben condotto, garantiscono un miglioramento tangibile e duraturo della qualità di vita.

La riabilitazione è una parte essenziale per tornare a muoversi senza dolore dopo l’intervento

Conclusioni

La protesi d’anca è necessaria quando il dolore, la rigidità e la perdita di mobilità non rispondono più ai trattamenti conservativi. L’intervento è indicato nelle fasi avanzate di artrosi, in caso di necrosi avascolare, artriti infiammatorie o esiti traumatici, e rappresenta una delle procedure più sicure e soddisfacenti in ortopedia.

Per ottenere risposte ai tuoi dubbi sull’intervento di protesi all’anca, non esitare a contattarmi cliccando sul link qui sotto.

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